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E’ la prima a portare in Italia l’arte giapponese e ad imporsi con questo nuovo trend nel mercato occidentale. Helena Markus, figlia di un avvocato austriaco e di una matematica russo-romena, specialista di paraventi giapponesi, non teme competizione: «Il mondo dell’arte è un universo difficile ma se ci metti impegno, dedizione e passione il business è una semplice conseguenza e vivi la vita di tutti giorni come una passione, più che un lavoro».

Com’è nato questo amore per il Giappone e la sua arte?
«Adoro leggere», spiega Helena, «è stato l’amore per la lettura a farmi scoprire l’arte, in particolare il Giappone (quella nipponica). Fu prima dell’università, quando conobbi una docente di Lingua e Letteratura giapponese che mi trasmise la passione per questo Paese. Ho divorato decine di testi della letteratura fra le due guerre».

A disegnare il suo successo negli anni sono la sua preparazione e le varie collaborazioni che la vedono protagonista nello scenario italiano ed internazionale. Si laurea in Lingua e Letteratura Giapponese con il titolo di Bachelor of Arts in Oriental Studies (e in seguito Master of Arts) per poi trasferirsi in Giappone diversi anni per migliorare la lingua e porre le basi del suo futuro business.

In questo scenario in completa ascesa, non tarda ad arrivare anche l’amore. A seguito del matrimonio con Gian Carlo Calza, insegnante di Storia dell’arte dell’Asia Orientale all’Università Ca’ Foscari di Venezia e direttore del “The International Hokusai Research Centre”, Helena si trasferisce definitivamente in Italia e insieme al marito cura diverse mostre per Enti Pubblici.

Inarrestabile si stabilisce a Milano pronta a far conoscere a tutti il suo talento: «Ho curato allestimenti per varie mostre in quegli anni. Ho allestito la mostra “Le stampe del mondo fluttuante” che si è svolta presso la Biblioteca del Castello Sforzesco a Milano nel ’76 e la mostra dedicata ad “Hiroshige Tòkaidò” nel ’78, ho inoltre collaborato alla preparazione dell’esposizione “Japanische Plakate Heute” presso il Kunstgewerbemuseum di Zurigo. Nel 1981 mi sono dedicata all’allestimento e curatela della mostra “Utamaro. La Poesia della Beltà Femminile” e successivamente ho curato la rassegna “Surimono. Stampe augurali nel Giappone del ‘700 e ‘800” per il CESMEO di Torino».

Passano gli anni e il Suo diventa un nome che conta nel mondo dell’arte, sinonimo di professionalità, ricercatezza, stile, competenza e talento. Apre la prima galleria d’arte esclusivamente giapponese (espone soprattutto paraventi giapponesi) nel prestigioso quadrilatero della moda in via Montenapoleone a Milano, che diventa il punto di riferimento sia degli amanti d’arte giapponese che d’interior design.

Dall ’80 all’88 si è dedicata in particolare alla ricerca sulla letteratura giapponese sotto la direzione del prof. Donald Keene alla Columbia University di New York e in Giappone. Da anni ormai partecipa sempre attivamente e con stand di alto livello alle fiere più prestigiose nel settore dell’arte antiquaria e della fine art, quali Pan e Brafa “Brussels Antiques & Fine Arts Fair”: «Bruxelles è una piazza internazionale in cui la clientela è preparata, curiosa e aperta alle novità. La stessa organizzazione della fiera ha una particolarità, si occupa attentamente degli espositori, che in fin dei conti sono i veri sostenitori di questo genere di eventi».

In parallelo alle varie attività che la vedono ospite, nel doppio senso del termine, a vari eventi cittadini e mondani in molte parti del globo, Helena da il via ad una serie di pubblicazioni proprie, alcune delle quali davvero inedite e sbalorditive. «“Hiroshige TòKaidò” parla della celebre serie pubblicata da Hiroshige nel 1834. E’ il primo studio esaustivo sull’argomento mai pubblicato in Italia. Si tratta di una materia complessa, soprattutto per quanto riguarda la determinazione degli stati delle incisioni. “Utamaro. La Poesia della Beltà Femminile” invece è un’altra mia opera che ho pubblicato in occasione della mostra omonima tenutasi nel ’81 e che ha ricevuto un enorme riconoscimento da parte degli stimatori dell’arte giapponese».

Per chiudere il cerchio di questa esistenza unica e dinamica non si può non parlare di Buddismo e della dimora/showroom in cui (è di casa il misticismo) avviene la magia. Al suo interno sono lo spazio, il silenzio, la luce, i giochi di chiaroscuro, le linee e le forme a dettare l’armonia e i messaggi dell’estremo Oriente e del resto del mondo a catturare l’attenzione e il cuore dell’ospite. Nel segno dell’armonia e del dialogo è anche la religione professata dalla padrona di casa. Helena, infatti, è membro della Soka Gakkai, l’organizzazione laica buddista guidata da Daisaku Ikeda che s’ispira alla filosofia di Nichiren Daishonin, monaco giapponese vissuto nel XIII secolo. Ogni settimana l’appartamento ospita riunioni di discussione e studio durante le quali si prega e si scambiano le proprie esperienze sulla base dell’insegnamento del fondatore.

Dove il raro e la bellezza non hanno confini, sicurezza, cordialità, raffinatezza e misticismo si mescolano dando vita ad una donna bellissima che ha fatto dell’arte la sua ragion d’essere.